Una mappa del lavoro

di Arianna Gatta e Jacopo Signorelli

In questo articolo ci occupiamo delle caratteristiche del mercato del lavoro, fortemente differenziate dal punto di vista geografico. Cercare lavoro in Sicilia non è la stessa cosa che cercarlo in Veneto.

Non solo: anche le condizioni di lavoro, e la tipologia di contratto adottato sono fortemente dipendenti dal contesto territoriale.

Per questo motivo è importante guardare non soltanto alla media nazionale, ma studiare il mercato del lavoro analizzando dati quanto più granulari possibili. Nel nostro atlante (AtLOL) ci limitiamo ad arrivare fino al livello provinciale per quanto riguarda il mercato del lavoro, purtroppo l’unico per cui esistono dati pubblici disponibili.

In particolare, ci occuperemo dell’incertezza lavorativa, sia oggettiva (la durata del contratto di lavoro) che percepita (la percezione che il proprio lavoro sia stabile, o che sia facile trovarne uno simile in caso di perdita dell’occupazione attuale). La prima domanda a cui vogliamo rispondere è come sono distribuiti al livello geografico i contratti a tempo determinato ed indeterminato. Nella Figura 1 sono mostrate rispettivamente la distribuzione dei contratti a tempo indeterminato e determinato. Le due immagini sono speculari, e mostrano una generale tendenza ad usare i contratti a tempo determinato più al Sud che al Nord, con importanti eccezioni in aree urbane come quella vicino a Cagliari. In alcune province del Nord il contratto a tempo determinato non supera il 10% dei contratti, mentre in alcune province del Sud il contratto a tempo determinato arriva a raggiungere il 37% dei contratti di lavoro.

Figura 1: Percentuale di contratti a tempo indeterminato (a sinistra) e determinato (a destra) sul totale dei lavoratori dipendenti

Note: elaborazione LOL su microdati ISTAT- Labour Force Survey 2018. La variabile mappata è ottenuta aggregando i microdati del Labor Force Survey al livello provinciale. La variabile è calcolata come la percentuale dei rispondenti alla rilevazione che ha dichiarato di essere impiegata attraverso un contratto a tempo indeterminato o determinato, sul totale dei lavoratori dipendenti intervistati.

Ma come vengono percepite le differenze territoriali nell’uso dei contratti di lavoro dai lavoratori che vivono in queste aree? Nella Figura 2 a sinistra è rappresentata la percentuale di persone nel campione del Labour Force Survey che ha risposto “No” alla domanda “Ritiene probabile perdere l’attuale lavoro/cessare l’attività nei prossimi 6 mesi?”, una misura di percezione di stabilità lavorativa.

La distribuzione territoriale di tale percezione è molto simile a quella dei contratti a tempo indeterminato, più stabile al Nord e più precaria al Sud e nelle zone appenniniche. A destra invece è mostrata la percentuale al livello provinciale di coloro che hanno risposto “Si” alla domanda “Ritiene facile trovare/avviare un lavoro simile a quello che ora sta svolgendo?”. Questa variabile rappresenta il livello di ottimismo dei lavoratori in una provincia rispetto al mercato del lavoro che li circonda.  I valori sono piuttosto bassi su tutto il territorio nazionale: una percentuale al massimo tra il 15% e il 24% dei lavoratori pensa di poter trovare un’altra occupazione “facilmente”. Allo stesso modo, la paura di perdere la propria posizione lavorativa ha variazioni importanti a livello territoriale: al Sud tra il 3% e il 5% dei lavoratori ritiene probabile perdere il proprio posto di lavoro, una percentuale doppia rispetto al Nord.

Figura 2: A sinistra: “Ritiene probabile perdere l’attuale lavoro/cessare l’attività nei prossimi 6 mesi?” (% No). A destra: “Ritiene facile trovare/avviare un lavoro simile a quello che ora sta svolgendo?” (% Si)

Note: elaborazione LOL su microdati ISTAT- Labour Force Survey 2018. La variabile mappata è ottenuta aggregando i microdati del Labor Force Survey al livello provinciale. La variabile è calcolata come la percentuale dei rispondenti impiegati che durante la rilevazione ha risposto “No” alla domanda “Ritiene probabile perdere l’attuale lavoro/cessare l’attività nei prossimi 6 mesi?”.

Abbiamo analizzato alcuni dati a livello provinciale, ma alcuni dati pubblici esistono anche al livello comunale, nei censimenti dell’Istat (con una frequenza decennale). Un esempio è il dato sulla percentuale di laureati e sui Neet (giovani né in formazione né occupati). Non emergono differenze sostanziali nella percentuale di laureati, senonché il centro Italia registra valori medi tra i più alti del Paese. In generale, i capoluoghi segnano percentuali maggiori, anche se molteplici zone alpine e appenniniche ottengono uguali risultati. Per il numero di Neet invece, le regioni meridionali registrano valori spesso superiori al 30%, mentre al centro-nord la percentuale scende sotto il 20%. Non si intravedono divergenze di natura capoluogo-provincia. Tuttavia, rimanendo nel Settentrione, è presente una lieve differenza tra il Nord-Est e il Nord-Ovest, con il primo che registra valori più alti del secondo. La contrapposizione delle due mappe sciorina un interessante spunto di riflessione. La fascia “alta” degli studenti del Nord e del Sud è pressoché simile, essendo il numero dei laureati in linea, ma i non-laureati affrontano un percorso ben diverso: al Nord vengono assorbiti dalle attività produttive, mentre al Sud no e gli stessi laureati non sono immediatamente reclutati in ambito lavorativo (fascia 25-29 anni).

Figura 3

Nota: Rapporto percentuale tra la popolazione residente di 30-34 anni in possesso di titolo universitario e la popolazione residente di 30-34 anni (a sinistra). Rapporto percentuale tra la popolazione residente di 15-29 anni non studente e non occupata e la popolazione residente di 15-29 anni (a destra). Fonte: Istat (tramite 8000 census). Anno:2011

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